Pubblicato giovedì, 15 gennaio 2009 20:47 - 3622 -
Condividi
|
"Il recupero delle mura storiche di Senigallia non si riduca al decoro esteriore" |
Se è vero che le mura rappresentano il principale elemento identitario di un centro storico, è anche vero che la loro conservazione e la loro visibilità costituiscono la premessa indispensabile per la loro conoscenza e per il godimento dei valori culturali ed estetici che racchiude.
Tutto ciò appare evidente anche dal restauro del paramento esterno del bastione settecentesco presso il ponte del Portone, che permette finalmente di apprezzare in tutta la sua monumentalità questo tratto delle mura e soprattutto permette di avere un’idea dell’effetto scenografico che darebbe alla città storica la visibilità dell’intero fronte sud.
Ma il recupero delle mura non può ridursi al solo consolidamento o al solo decoro esteriore. Le mura costituiscono una struttura unitaria e sono inserite in uno spazio urbano che delimita e connota la stessa forma della città storica. Questo spazio permetteva in origine di percorrerle su ambo i lati e le rendeva visibili anche da grandi distanze, cosicché l’osservatore e il viandante potevano coglierle in tutta la loro monumentalità e percepire il messaggio di potenza e prestigio che da esse emanava. Con la perdita della loro funzione militare, soprattutto a partire dall’Ottocento, gli spazi adiacenti sono stati via via occupati da costruzioni sempre più ingombranti e dozzinali, oltre che da una vegetazione impropria, sottraendole alla vista dei cittadini e finendo così per cancellare la stessa percezione della loro esistenza.
Negli ultimi anni la discussione attorno il Piano del Centro storico ha costituito l’occasione per riportare l’attenzione su di esse e i Verdi di Senigallia se ne sono fatti paladini, ponendo con decisione sul tavolo programmatico della maggioranza la necessità di un Piano delle Mura, un vero e proprio strumento urbanistico attraverso cui recuperarne la visibilità su interi fronti o su porzioni di essi e riprogettando gli spazi adiacenti. Pensiamo a tutto il fronte su via Leopardi o a quello ancor più ricco di potenzialità sul lato ovest lungo il Misa o a tutta la fascia che ha al centro la Rocca Roveresca e i resti dell’ex fortino. Solo uno strumento urbanistico di ampio respiro, magari anticipato da un progetto preliminare con alcune linee guida, può evitare che interventi pubblici e privati modifichino ulteriormente gli spazi e compromettano la possibilità di futuri interventi di recupero. I prossimi lavori di riqualificazione dei giardini Catalani ad esempio vengono ad incidere proprio su uno degli spazi più delicati e difficili per la presenza delle alberature. Se la priorità è la visibilità delle mura, come noi crediamo, allora l’intervento non potrà che inquadrarsi all’interno del progetto preliminare di cui si è detto e dovrà trattarsi comunque di un intervento leggero senza artifici e soluzioni elaborate. La stessa cosa vale per il bastione del porto, per l’area ex Arena Italia, per i parcheggi e quanto altro, la cui realizzazione rende quanto mai urgente e indispensabile uno strumento di pianificazione generale in cui inquadrarne la progettazione.
da Roberto Primavera Verdi Senigallia |